L’aria ha il profumo di quella primavera che vivemmo insieme,
in un tempo ormai lontano da ogni cosa.
Giro le spalle alla mia strada e ti trovo,
per caso intento a tenerti il ginocchio sbucciato.
“Sei caduto?” ti chiedo, quando so che il tuo precipitare
non è stato lieve e ha condotto ad un abisso imperscrutabile.
Tu mi guardi e non dici niente. Sorridi.
Io vorrei vederti come saresti ora, come tu vedi me:
il viaggio è stato lungo ma io non sono poi così cambiata.
Tu invece mi stai davanti come allora: il tuo sorriso è lo stesso.
“Perché non dici qualcosa?” provo a spronarti, ma tu
hai l’aria di chi non può rompere un segreto così grande.
Mi domando dove stiate tu e il nonno e tutti quanti voi
siete passati nella mia vita, lasciando poco o tanto, e che adesso
ve ne siete andati. Tu non l’hai mai conosciuto, mio nonno.
Ho un groppo alla gola. Vorrei dirti tante e tutte le cose insieme e invece
riesco solo a trattenere le lacrime. E l’aria ha quel profumo, lo stesso.
Nella mia mente si sovrappongono immagini, le stesse che non mi abbandonano.
Il tuo saluto quel sabato e mio nonno che muore.
Non mi abbandonano, mi spingono al pianto, al vomito, alla negazione.
Io non ho abbastanza cuore per certe cose, non mi appartengono nemmeno
quando sono costretta ad affrontarle.
Mi domando come sia quel momento. A cosa avete pensato. Se avevate paura.
E il pensiero di non avervi potuto aiutare mi spezza.
Con te, non c’ero. Con lui sì, ma avevo così paura da non riuscire nemmeno a parlare.
Vorrei scrivere e scriverne. La morte è cosa così terribile per chi l’assiste
e misteriosa per chi rimane. Non credo. Ma mi piacerebbe sapervi al sicuro, felici.
Siete stati il mio più grande dolore, un dolore a cui non riesco a rassegnarmi.
E’ vero, alla tua mancanza mi sono abituata da tempo. Ma per lui no, e la sua assenza è un baratro.
Provo a parlargli e non mi risponde, come fai tu adesso.
Hai visto che sole? Ricordo le tue mani e le sue. Mi sono sempre piaciute, le mani delle persone che amo.
E’ la prima cosa che guardo in chi incontro. E l’ultima che ho visto di voi, che ho accarezzato.
Le vostre mani vorrei poterle toccare ancora, come facevo. Le mani dicono tanto.
E io scrivo a scatti perché sono una scossa dai singhiozzi.
Sono di nuovo avanti e cammino e la primavera è tutta una mancanza.
Ho ricordi di gite e fiere e pigre domeniche passate a giocare in giardino.
Ho ricordi di passeggiate in bicicletta, nei boschi della Valle Olona.
Ho ricordi di affetto, e sostegno, e risate, e mance piegate in quattro e allungate sottobanco, di nascosto dalla nonna.
Profumo di fresco e di dopobarba. Abbracci pieni d’amore.
Sarà una primavera in cui sentirò un pugnale dritto al cuore, ad ogni cosa bella.

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postato da alessandraelle
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